| Nella realtà chi soffre si sente emarginato e non accolto, o non abbastanza
capito, si ritrova quindi in condizione di “solitudine”, nonostante
l’attenzione del “pastore” più vigilante. C’è una strategia da
proporre per realizzare una vera “comunione”, che non sappia di
rivendicazione, che non dia ragione a qualcuno a scapito di altri, che non
produca emarginazioni ulteriori, che non inverta le parti.
Pertanto è necessario che tutti i presbiteri, sia diocesani che religiosi, si aiutino a vicenda, in modo da essere sempre cooperatori della verità”. Il testo evidenzia i principi teologici della “comunione” nella imposizione delle mani da parte dei presbiteri insieme al vescovo e nella concelebrazione dell’Eucaristia: la forza dell’unità dunque nasce dallo Spirito Santo e da Cristo stesso. Ma come passare dal dato ontologico a quello psicologico? Il documento conciliare, che raccoglie l’esperienza di millenni, indica aspetti molto pratici: il delicato rapporto fra giovani ed anziani e viceversa: intesa e comprensione reciproca...La pratica della ospitalità, una possibile comunione dei beni, la cura dei confratelli malati e di quelli superoccupati... Considera la perenne attualità dell’invito di Gesù: “Venite in un luogo deserto a riposare un poco” (Mc 6,41)soste personali e comunitarie; suggerisce la pratica di una qualche comunità di vita (coabitazione? vitto in comune? incontri periodici?...). Aggiunge infine due indicazioni che sembrano proprio riguardare il nostro “Gruppo della LSM”: la validità delle “associazioni sacerdotali” che abbiano certi requisiti (la sezione LSM del Centro Volontari della Sofferenza presenta tutti quelli suggeriti dal Concilio), sentirsi poi responsabili, ognuno, “nei confronti di coloro che soffrono qualche difficoltà, procurando di aiutarli a tempo, anche con un delicato ammonimento quando ce ne fosse bisogno” pregare poi e sostenere “come fratelli ed amici” coloro che sbagliano... Nel dialogo si passa alle situazioni concrete anche nella ricerca di strategie comuni, rapportate naturalmente a singoli casi. L’importante è non de- mordere, non abbassare la guardia, agire sempre in comunione.
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